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Argomento molto spinoso, quello dei traduttori automatici, che si propongono come la panacea a tutti i problemi di traduzione, cercando di apparire come la manna dal cielo: “Che meravigliosa invenzione”, è il primo pensiero che, con ogni probabilità, passa per la mente di quasi tutti coloro che hanno bisogno di tradurre un testo in un’altra lingua e s’imbattono in questi ambigui software. E certo, pensare di ottenere traduzioni a costo zero può davvero apparire allettante, quando oltretutto si pensa di risparmiare anche i tempi di attesa, visto che il traduttore automatico ti consegna dopo pochi istanti il…
Ecco, cosa ti consegna? Un’accozzaglia di parole spesso senza senso, ancora più spesso con un senso completamente diverso o comunque alterato rispetto a quanto espresso nella lingua di partenza. Il tutto intervallato folkloristicamente qua e là da parole nella lingua originale, che il simpatico tool non conosce e quindi lascia inalterate. Un bel risultato, non c’è che dire.
Nell’epoca della comunicazione par excellence, in cui l’immagine di un’azienda o di un professionista occupa una posizione primaria nella classifica degli obiettivi irrinunciabili, un biglietto da visita come quello di un testo sgrammaticato, incongruo, in una parola, pessimo, diventa un impietoso boomerang. Un salto nel buio dalle conseguenze nefaste.
La traduzione, come tutte le forme di espressione umanistica, non è e non sarà mai imprigionabile nei meandri di un software, non è e non sarà mai catalogabile in un miserrimo pseudo-glossario, in cui un lemma corrisponde ad un solo (!) significato. Non è e non sarà mai la lingua delle macchine, perché avrà sempre bisogno della creatività, della fantasia, della sensibilità, dell’ingegno dell’essere umano.